Siria, siamo al fianco del popolo curdo

Siria, siamo al fianco del popolo curdo

14 ottobre

Dopo la irresponsabile decisione del Presidente Donald Trump di ritirare le truppe americane dai territori curdi del nord della Siria, il Presidente della Turchia ha dato avvio ai bombardamenti e all’avanzata dell’esercito nelle zone abitate dal popolo curdo. Sono già numerose le vittime civili e tantissime persone sono costrette a fuggire dalle proprie abitazioni bombardate per cercare aree più sicure.

Donne e bambini sono le vittime principali della guerra.
Il territorio abitato dai curdi ha garantito la convivenza pacifica tra le diverse etnie, le libertà civili e religiose e la parità di genere negate in tutto il medio oriente.
Le combattenti e i combattenti curdi hanno dato un contributo determinante nella sconfitta dell’Isis. L’unione europea e gli stati uniti dovrebbero riconoscere questa funzione fondamentale nel difendere pace e sicurezza.

Erdogan e la Turchia intendono, come già fatto occupando Afrin, cacciare dai propri territori i curdi con il sostegno dei residui dell’Isis e altre formazioni jihadiste (sempre da loro sostenute), per allargare il proprio potere e l’influenza economica e militare nel Medio Oriente anche smembrando la Siria.
In questo modo si ridarà fiato al terrorismo islamico con rischi per l’intera comunità internazionale.
La comunità internazionale, l’Europa, l’Italia devono intervenire immediatamente per far cessare la guerra e scongiurare il rischio di un allargamento del conflitto a partire dal blocco di ogni vendita di armamenti alla Turchia e ad altri paesi belligeranti.

Occorre ricercare pacificamente le opportune soluzioni per affermare il diritto del popolo curdo a vivere in pace nelle proprie terre nell’ambito del rispetto dei confini.
Bisogna urgentemente garantire gli aiuti umanitari per la popolazione colpita dai bombardamenti.
Il diritto internazionale deve essere rispettato respingendo con decisione ogni ricatto di Erdogan sulla pelle dei profughi.
Infatti, il governo turco, intende utilizzarli strumentalmente sia per ricattare l’Unione Europea che per sostituire la popolazione curda cacciata dai propri territori.
Le istituzioni europee e l’Italia non possono tacere di fronte all’aggressione di Erdogan al popolo curdo. Vanno rimessi in discussione i sostegni economici alla Turchia e l’accordo di controllo delle frontiere, nell’ambito di una più generale revisione delle proprie politiche di accoglienza dei profughi e migranti.

Il Direttivo dello Spi impegna le proprie strutture a manifestare per rivendicare la cessazione della guerra e garantire i necessari aiuti umanitari alle popolazioni curde.

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